Una cosa è certa: Alessio Lega non è sicuramente un tipo
che non ha il coraggio di prendere posizione e di schierarsi. In un mondo
musicale dove sempre più si va verso una omologazione sia nelle
musiche che nei testi pur di vivacchiare e mendicare qualche passaggio
radiofonico o televisivo, Alessio ha invece scelto la strada opposta. Da
sempre canta con voce forte e chiara le sue idee, trasforma in canzoni
ciò che lo (e ci) circonda: nei suoi pezzi vi si ritrovano tanti
personaggi e situazioni con cui ogni giorno conviviamo. Temi sociali, problemi
personali, amore e politica si intersecano e si sovrappongono con facilità
e senza creare quella fatica di ascolto che spesso opprime questo genere.
I suoi pezzi più orientati sul sociale profumano dei vecchi “Dischi
del Sole”, parlano dei soprusi che tutti i giorni abbiamo sotto gli occhi.
Ma della vecchia canzone politica non ricalca la noiosità, tutt’altro;
il suo modo di scrivere ci fa restare inchiodati ad ascoltare i testi fino
a carpirne ogni parola e suono. Nel suo modo di scrivere si sentono
echi dei migliori chansonnier francesi come di tanta musica popolare e
d’autore nostrana, ma quello che ne esce è prettamente personale
e non suona uguale a nient’altro. A dispetto della poca notorietà
Lega ha un repertorio sostanzioso alle spalle; ha trascorso molti anni
sulle scene, privilegiando più il contatto con il pubblico e la
composizione di spettacoli da presentare dal vivo che il lato più
commerciale del mestiere di cantante come fare dischi, promozioni e così
via. Alla fine però quella del disco inciso è una meta irrinunciabile
per chiunque ed anche Alessio, raccogliendo una selezione dei suoi pezzi
e facendoli riarrangiare dal gruppo dei Mariposa, si è deciso al
grande passo, raccogliendo da subito, con il suo CD “Resistenza e amore”,
unanimi consensi anche da chi fino ad ora non aveva mai avuto modo di sentirlo.
A coronamento di tutto questo è appena giunto anche il prestigioso
“Premio Tenco 2004 per la migliore opera prima”, appena assegnatoli. Premio
che, si spera, possa dare ancora più visibilità ad un personaggio
bravo e sincero che ha saputo andare oltre le tante convenzioni e
stereotipi di molta nostra canzone, anche d’autore.
Quella che segue è una chiacchierata che ho avuto modo di fare
con Alessio.
- Ieri, oggi e domani di Alessio Lega. Uno “straniero” nel panorama
musicale italiano?
Si, ma uno straniero in un mondo in cui gli stranieri sono tutti o
quasi tutti.
- Pensi ci sia ancora spazio e pubblico per un tipo di canzone come
la tua, non stereotipata, non stupida e così lontana dai canoni
televisivi ?
Penso sinceramente che ci sia spazio solo per quella! Gli altri lo
spazio se lo sono comprato e ci vengono imposti a botte di campagne pubblicitarie
e prevaricazioni mediatiche, ma è un tipo d’esistenza che non m’interessa.
- Ascoltando le tue canzoni si nota un filo che parte dalla canzone
politica, i dischi del sole, per passare attraverso gli chansonnier
francesi e approdare alla miglior canzone d’autore italiana. Il tutto
infarcito anche da soventi richiami letterari. Tutto questo deriva dai
tuoi ascolti e dalle tue letture o è puramente casuale? Come nascono
le tue canzoni?
Tutti i riferimenti ai fatti e alle persone reali o immaginari di questo
disco NON sono puramente casuali.
- Quali sono i tuoi gusti musicali e letterari ?
La più frustrata casalinga perduta nel più spersonalizzante
centro commerciale non potrebbe avere la stessa perversione consumistica
che ho io fra libri e musica… devo confessare che sono bulimico di cultura…impossibile
fare dei titoli, allora te ne faccio dieci in ordine puramente alluvionale
e poi mi fermo. “Tu sanguinosa infanzia” di Michele Mari, tutto Brel, Brassens
e Ferré, “Il nostro comune amico” di Dickens, Rimbaud, Kurt Weill,
Matteo Salvatore, Bob Dylan e Zeca Afonso.
- Il tuo disco è diviso in canzoni esistenziali, canzoni d’amore
e canzoni di rivolta, ma il confine che le separa non è poi così
netto come si legge dal libretto.
La mia vita è affollata di passioni. Donne, amici, compagni.
Si da il caso che io sia stato un amante/militante…tutto questo è
rientrato nelle mie canzoni. A “Genova” c’ero, la notizia della morte di
“Rachel Corrie” mi strappò il cuore e “Chi?” l’ho scritta piangendo
una notte in una stazione. Le manganellate prese a Genova mi fanno male
anche quando mordicchio il naso alla mia donna e mi porto il tepore del
letto se urlo “NO ALLA GUERRA” per la strada…che tutto questo resti confuso
nel disco così come è chiaro nella mia vita è, credo,
importante.
- Come è avvenuta la selezione dei pezzi da incidere ? Il
tuo repertorio è ormai molto più vasto. Hai prediletto i
pezzi che più si confacevano ai Mariposa, quelli che più
ti sembravano adatti al pubblico o semplicemente quelli che più
ti piacevano ?
Nel comporre la scaletta c’era l’intenzione di sovrapporre equilibrio
e follia, canzoni costruite classicamente e poi traforate dallo stratificarsi
dei linguaggi musicali.
Tre canzoni d’amore, tre esistenziali, tre di lotta e poi andare Altrove.
Mettere su le canzoni che avevamo fatto più spesso in questi
anni, ma farle in maniera totalmente nuova per noi stessi e per i pochi
o molti che le avessero sentite prima del disco.
- Perché proprio i Mariposa ?
Perché sono i più bravi, perché sono i più
rivoluzionari nelle idee come nella forma e perché sono i più
amici.
- Mi dici qualcosa de “I funerali del pirata”, una canzone che io
amo molto e che nel disco non è stata inclusa ?
Il progetto “Resistenza e amore” è nato contemporaneamente a
un progetto che si chiama “Clan dei destini/avventure di carta”: un disco
commissionato da un associazione di mercato equo solidale, centrato sul
tema dei migranti e fatto a sei mani con la cantautrice Isa e col maestro
Marco Spiccio alla direzione musicale; dovrebbe uscire entro il 2005. In
quel disco sarà inclusa anche “I funerali del pirata”, una di quelle
canzoni diventate (relativamente) famose prima ancora di esistere su qualsiasi
mercato…prova ulteriore che non sono i soldi a darci la misura di ogni
cosa.
- E “Parigi val bene una mossa” ? Cosa ti fa amare tanto questa città
? Sai, anche io, forse da inguaribile romantico come te, da sempre sogno
di scapparmene là. Però poi siamo sempre qui; e il tempo
passa…
“And indeed there will be time”
- Nel libretto interno del tuo cd c’è nei crediti anche la dizione
“masterizzato da ???”. Che significato ha ?
Temo di doverti deludere: è solo una notazione tecnica. Quello
che si definisce missaggio passa per due fasi. Il missaggio propriamente
detto, ovvero la definizione del rapporto fra i suoni delle registrazioni,
e il mastering o ottimizzazione, ovvero la conversione definitiva nelle
due tracce stereofoniche e il trasferimento su supporto digitale.
- Molti tuoi colleghi sono fermamente contrari alla libera circolazione
della musica su internet e altri mezzi ed al libero scambio e copia delle
canzoni. Anche quelli più permissivi che riconoscono che tutto ciò
è ormai inevitabile non hanno mai saputo formulare idee costruttive
su come conciliare i diritti degli artisti con quelli dei fruitori del
“prodotto musica”.
Di “idee costruttive” sono a corto anch’io… nel senso che prendo atto,
in ultima analisi, dell’inconciliabilità di commercio e arte. Io
sono ideologicamente contrario alla proprietà. Il mio interesse
prioritario è la comunicazione; provo anche un leggero imbarazzo
a vendere le mie emozioni, la mia passione e la mia rabbia. Con ciò
non voglio dire che non ci sia una parte di fatica nel nostro lavoro che
è giusto, in qualche modo, retribuire, ma penso che questa parte
debba essere in primo luogo lo spettacolo, il concerto, insomma la parte
più artigianale (e per me appassionante) del lavoro del musicista.
Il disco è un supporto che ci dà delle grandi possibilità
comunicative, facendoci arrivare oltre i limiti dello spazio e del tempo
che possiamo occupare fisicamente. Fare dischi costa dei soldi (oggi in
verità, molto meno che ieri) per cui si può anche chiedere
un contributo o una sottoscrizione, ma tentare di specularci è stupido,
ingiusto e fuori tempo massimo.
In questo senso mi pare importante raccontarti della modalità
con cui abbiamo partecipato al MEI (Meeting delle Etichette Indipendenti)
questo 2004. Allo stand della “Trovarobato” (l’etichetta mia e dei mariposa)
non vendevamo i nostri dischi, bensì masterizzavamo un cd con 91
mp3, in sostanza il nostro intero catalogo, a chi ce ne facesse richiesta,
chiedendo 50 centesimi di rimborso per il cd vergine. Così abbiamo
dato via, in 48 ore, 140 cd: migliaia di brani liberamente diffusi dai
loro stessi autori!
- Ha ancora senso parlare di Siae e diritto d’autore ?
La SIAE si basa su leggi fasciste che fingono di tutelare l’arte quando
in realtà vogliono controllarne la libera diffusione.
I nostri dischi portano il fatidico bollino con lo stesso senso di
colpa con cui io porto una carta d’identità, documento che permette
di discriminare, in questo barbaro paese, chi non lo possiede.
- E le case discografiche ? Amore odio di tutti i cantanti ? Non
si sogna altro che esserne catturati da qualcuna che ti faccia incidere
le tue canzoni e poi non si vede l’ora di scapparne una volta che
sei cascato nelle loro grinfie. Ci possono essere canali alternativi per
far circolare la musica ed arrivare però anche al grande pubblico
?
Più che un problema di case discografiche credo sia un problema
di distribuzione…il potere di imposizione in negozio dei grossi è
ancora immenso, totalmente imparagonabile a quello che abbiamo noi. Da
questo punto di vista la nostra visibilità è insignificante
e per ora non vedo altre uscite ché questa difficoltosa militanza,
povera ma bella.
- Ma con la musica si riesce a vivere ?
Se per “vivere” intendi esistenzialmente, direi che non si può
“vivere senza”. Se intendi economicamente direi che non si può “vivere
con”.
Si può però provare a cambiare la vita se non ci piace,
resta, ne sono convinto, una delle nostre possibilità, forse l’unica.
IZIMBRA